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BRUXNIENGO - BRUXENENGO - BRUXINANGO

Bruxniengo - Bruxenengo - Bruxinango

Il toponimo, attestato a partire dal 1298 come “Bruxniengo”, “Bruxenengo” e “Bruxinango” potrebbe derivare, secondo alcuni studiosi, dal verbo “bruciare”, derivazione del tardo-latino “Brusiare”, con l’aggiunta del suffisso -”Engo”; oppure secondo altri, potrebbe discendere da non ben identificati personali germanici.

Per quanto riguarda l’origine del paese non si hanno delle documentazioni ma si pensa che nella Preistoria fosse abitato dai Liguri e poi dai Celti.
Nel 200 a.c. fu sotto il dominio dei romani ed infatti in alcune zone del territorio è possibile vedere dei resti del loro passaggio.
Appartenuta fin dall’età rinascimentale ai territori del principato di Masserano, venne assediata e messa a ferro e fuoco sia dalle milizie spagnole che da quelle francesi del conte Brissac (XVI secolo), durante le rispettive discese in Italia. Ottenuta l’indipendenza, nel XVIII secolo, dai principi di Masserano, fu infeudata ai Savoia nel 1742.
Poi ci fu un susseguirsi di proprietari terrieri: il Comitato di Vercelli, lo Sato Pontificio, i Savoia, i Francesi dove si incomincia a trovare degli scritti in quanto viene istituita la “Comune di Brusnengo e Gabella” nel dipartimento del Sesia.
Dalla prima metà del 1800 ritorna a far parte del Regno di Sardegna e da lì la sua storia è la storia dell’Italia.

I momenti più importanti, di cui si ha notizia, sono:
Tra il 1845 e il 1864 si costruirono nuove strade e ponti per collegarsi ai comuni limitrofi (Masserano, Roasio, Rovasenda e Curino).
Nel 1850 la scuola, che era stata costruita nel 1807, fu aperta anche alle ragazze.
Nel 1883 iniziò la sua attività l’Ufficio Postale.
Nel 1895 iniziò a funzionare il telegrafo
Nel 1915 fu la volta del telefono

Purtroppo c’è anche una nota triste: durante la seconda guerra mondiale, nell’agosto del 1944, ventitré abitanti del luogo furono barbaramente uccisi nel corso di una rappresaglia nazista.

Essendo una terra povera ha visto emigrare un elevato numero di abitanti, dapprima verso altre località italiane, in particolare Roma e in seguito, oltre i confini: Francia, Svizzera, Stati Uniti d’America, e soprattutto Sud Africa.



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